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Dono sesto: la sorgente dell’Eucarestia: la Messa. Urgente
fare patente la sua sacrificalità con una sola espressione:
Corpo dissanguato. Ad essa attingiamo, non al deposito. La
faccio mia mangiando, facendola in coscienza, vivendola
con metamorfosi in vita. Il valore della Messa viene dal
sacrificio ecclesiale. Svalutazione della Messa.

La processione dei doni rinnovati, partita dal visuato Paterno,
va in direzione delle nuove future generazioni. ‘Un battesimo
cresimato Figliale, cosciente rinnovato, un peccato rinnovato,
una morte fisica rinnovata, una Medicazione rinnovata,
una Eucarestia rinnovata, una Messa rinnovata’. Unica è la
sorgente dell’Eucarestia: la santa Messa: ‘Sacrificio crociale
disposto alla produzione del sacrificio ecclesiale’.
1) Di quello crociale rimane un Corpo dissanguato, al quale
Gesù assegna la qualità nuova della alimentarietà, con una
metamorfosi alimentare: pane in corpo e vino in sangue.
2) La sacrificalità della Messa è lì da vedere, ma ahimè,
non più da aspirare. Il sangue per noi non c’è più da
bere, fuori dalla Messa non c’è da cultuare. Quella
assenza ci ha portati a dare la vita al Corpo dissanguato:
Gesù eucaristico. Tolto l’eucaristico, abbiamo preso a
dire che Gesù si riceve nel proprio cuore.
L’ornato e il canto suonato serve a noi per renderci piacevole
a dizione della Messa, mentre la festività è il
modo giusto voluto da Gesù per accogliere il sacrificato
che arriva, il Corpo dissanguato, e per accompagnare i
sacrificandi che vanno al loro sacrificio: sono i cristiani.
1) C’è una operazione urgente da compiere nella nostra
Messa: rendere potente, palese e manifesta la sua sacrificalità,
che Satana con azione subdola è riuscita a farci
dimenticare. Troppe espressioni non lo fanno: Corpus
Domini, Corpo e Sangue di Cristo, Gesù eucaristico.
Una te la presenta con pronta chiarezza: Corpo dissanguato
di Cristo per essere mangiato.
2) Nella Messa abbiamo attinto il perdono, non la assoluzione,
non la espiazione dei nostri peccati. L’abbiamo
pensata come una fonte inesauribile di tutte queste cose
per cui l’attingere per noi e per i nostri defunti non
porta mai all’esaurimento di quella ricchezza infinita.
Io vi attingo una sola cosa: la sacrificalità sua da fare
mia: appropriarmi di essa: è fare mia la sua, impegnandola
nel mio vivere, sacrificandomi l’amore egoisticale
e svolgendolo in amore sacrificale.
3) La faccio mia non con la adorazione, ma con la manducazione
e la bibizione. Se mangiando coltivate una pura
intimità e una semplice affettività verso Gesù, non portate
via il dono della Messa: la sacrificalità meata. Me la
porto nella vita mia, pronto con quella coscienza sacrificale
vigilale, Pneumaticale; è farmi in vita sacrificata.
La mia sacrificalità vissuta è metamorfosale, mi trasforma
in vita la morte dell’amore e la vado accumulando. È la
massa premente di vita Pneumaticale a riportarmi alla
Messa il giorno successivo (voi, la domenica successiva).
A presentarmi di nuovo a quello spirito di amore Figliale:
mi hai dato la tua sacrificalità da vivere, te la riporto vissuta.
La Messa così vale. Donde le viene il suo valore? Dal
sacrificio crociale o dal sacrificio ecclesiale. Il sacrificio
ecclesiale è lì per dire quanto valore reale ha avuto per la
Chiesa di oggi. Non possiamo fare confronti tra la Messa di
ieri e quella di oggi, ma guardando alla nostra Chiesa odierna
dobbiamo onestamente dire che il sacrificio crociale vale
molto poco per la pochezza del sacrificio ecclesiale. Che
sacrificalità applichiamo liberamente allo sconfinato amore
egoisticale che la comunità va esprimendo? Abbiamo paura
della svalutazione della moneta. Perché tutti quanti non
riflettiamo alla svalutazione della Messa? Vogliamo rievangelizzare: evangelizzare senza Messa sacrificale.

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