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Dono sesto: Messa rinnovata. Gli agenti della mia sacrificalità
di necessità: corpo mio piacerato. È un concentrato
che va evolvendosi per poi decrescere: è la vecchiaia.
Termine caricato di odio, e per questo mutato in: terza
età. Solo con l’amore sacrificale la si porta bene e ci si
comporta da veri figli.

Assai fecondo il visuato Paterno, con la sua lunga processione
di doni rinnovati alle future nuove generazioni
incamminati.
1) Un battesimo cresimato Figliale cosciente rinnovato.
2) Un peccato rinnovato.
3) Una morte fisica rinnovata.
4) Una Medicazione rinnovata.
5) Una Eucarestia rinnovata.
6) Una Messa rinnovata.
Mangiato il Corpo dissanguato di Cristo, si completa la
sua sacrificalità, e sboccia la mia.
Con quella di libera scelta riscatto quella di necessità dal
mio odio. La riscatto con delle convinzioni Pneumatiche:
la mia vita fisica è sacrificale di necessità Paternale, di
necessità Pneumaticale, di necessità Profeticale, di necessità
Metamorfosale. Accogliendo la morte fisica con devoto,
silenzioso, cosciente amore sacrificale.
1) Mi sciolgo la totalità della morte dell’amore cosciente.
2) E posso trasformare l’infernalità della mia fisicità in
una nuova eterna comunione tra spirito Spiritato e
corpo animato spiritualizzato e pneumaticizzato.
Dunque la mia vita fisica è sacrificale di necessità. Tanto
sacrificale a essere tale in tutto il suo percorso, non solo al
termine di esso.
Se lo fosse solo al termine naturale avremmo un solo
agente: la vecchiaia. Ma poiché è sacrificale in tutto il suo
svolgimento allora noi dobbiamo parlare di vari agenti
della mia sacrificalità. Taluni possono sembrare non naturali
e quindi degli intrusi o peggio li potremmo pensare
manovrati da Satana (o dalla malvagità umana).
Gli agenti della mia sacrificalità li ha in mano tutti quanti
il Padre, e la loro azione non è solo da Lui prevista, ma da
Lui personalmente gestita, pure con modalità diverse. Il
Padre ha affidato l’azione sacrificale principalmente a
questi tre agenti:
1) Al piacerato corpo mio
2) Al pericolato creato suo
3) All’azionariato dei fratelli nostri.
Il Padre ha affidato la mia sacrificalità fisica al piacerato
corpo mio. Sappiamo tutti che forma ha dato al mio corpo
animato. Una forma che è conseguente alla metamorfosi
Paterna. Il Padre trasforma in concentrato sommo di
potenzialità le sue attualità. È espropriazione, si fa espropriabile.
È cessione, si fa cedibile. È concezione, si fa concepibile.
È vita comunionale, si fa vivibile. È immortalità.
Si fa moribile. Dalla sua metamorfosi, la sua creatività.
Essa si esprime sempre nella forma di potenzialità sommamente
concentrate.
Da quella concentrazione potenziale la derivazione del
tempo. Occorre infatti una successione per dare svolgimento
pieno alle mie potenzialità vitali.
Così incomincio, nasco, cresco, maturo, e poi decresco
fino al finale esaurimento.
Un inizio, una fine. La radice della mia sacrificalità sta nel
mio concentrato di potenzialità vitali. Il volgere al suo
esaurimento si chiama vecchiaia. Termine che abbiamo
caricato di odio indignato.
Non si dice più che la vecchiaia è beata. L’amore egoisticale
la fa pensare e me la fa sentire odio. Non così l’amore
sacrificale: questo me la fa amare per la sua portata
sacrificale. Donde la forza per vivere quell’età sacrificale?
Forse le iterate divagazioni per dimenticarla? Solamente
dall’amorosa accettazione dal Padre. Ti sono figlio, o
Padre, nella mia fase sacrificale.

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