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Sesto dono: Messa rinnovata. Agenti della mia sacrificalità
di necessità.
1) Corpo mio piacerato. Sacrificale la mia vita pure nel
percorso. Si ammala da solo. Lo si fa ammalare quando
il piacere che è mezzo lo si fa un fine. Il piacere vale
più della vita, e la uccide perché ho scelto il piacere.

Il visuato Paterno è come se avesse in sé qualcosa di magico.
Non è una magia umana, è magia Pneumatica: quello
che tocca lo trasforma, rinnovandolo, e messo così a
nuovo lo invia alle nuove generazioni. Così ci ha affidato:
‘Un battesimo cresimato Figliale cosciente, un peccato
rinnovato, una morte fisica rinnovata, una Medicazione
rinnovata, una Eucarestia rinnovata, una Messa rinnovata’.
La manducazione del Corpo dissanguato di Cristo
suscita la sacrificalità del cristiano. Quella di libera scelta
mi rende capace di riscattare quella di necessità, che soggiace
al mio amore di odio. La sua necessità è Paternale
(Pneumaticale, Profeticale, Metamorfosale). Proprio perché
è Paternale che il Padre stesso l’ha affidata ai suoi
agenti: quelli che agiscono in nome suo. Sappiamo già
qualcosa del primo:
La mia sacrificalità fisica l’ha affidata al corpo mio. Ogni
persona inizia con una forma, che è derivazione Paterna:
la forma di concentrato sommo di potenzialità fisiche.
Quella forma porta con sé una crescita, una maturazione,
una decrescita. Quando si distende nel tempo abbiamo una
vecchiaia. (Età spiccatamente sacrificale) Quanto odiata
non occorre dirlo. L’amore egoisticale me la fa sentire
così. Il suo riscatto e il suo prezioso impiego mi è reso
possibile solamente dall’amore sacrificale. Allora avremmo
una vecchiaia rinnovata. La vecchiaia è una malattia
con le sue qualità specifiche: una malattia che non ammette
guarigione. Dalla vecchiaia non si guarisce. (Non è la
sola malattia)
La vita fisica è sacrificale non solo nella sua fase terminale,
ma lo è pure nel suo persorso. Il fisico è aperto a qualsiasi
malattia, che lo può sacrificare a qualsiasi età. Essa
pure soggiace all’amore egoisticale. Solamente con
l’amore sacrificale la posso riscattare e farne un mezzo
prezioso per lo scioglimento della morte dell’amore
cosciente. La malattia si fa da sola, ma non sempre. Non è
raro il caso in cui la persona stessa se la provoca. In quale
modo? Il nostro corpo ha delle funzioni che gli sono vitali,
concorrono alla sua vita e alla vita del genere umano.
Sono la conservazione e la procreazione. A queste funzioni
il Padre ha allegato un sentire sensibile. Ha allegato un
piacere: il piacere del mangiare e il piacere del sessuare. Il
piacere fa da richiamo molto forte e assai gradito. Quel
piacere ha valore di mezzo, è un veicolo che mi conduce
a un fine ben preciso. Quello che è mezzo può essere trasformato
in fine. Non l’ho fatto io, perché è Satana che me
lo ha imposto. Con l’amore egoisticale la persona punta al
piacere più che alla vita sua e altrui; anzi, sacrificando la
mia e l’altrui. Il piacere viene così a valere più della vita.
I proverbi sono un condensato della saggezza umana, ma
uno lo è più di tutti nella sua scheletrica nudità: ‘Bacco,
tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere’. Anche la
televisione afferma la verità con la sua forza magica: nella
pubblicità, ecco una Venere tutta fascino, che attrae e mi
sprofonda nell’abisso da cui sale una sola nube di fumo: il
piacere che uccide. Col piacere, ecco malattia e morte.

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