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Dono sesto: la Messa: la mia libera sacrificalità mi fa
amare la necessaria.
*) Di necessità Profeticale: è un segno la sacrificalità fisica
con una sua parlata. L’umana: castigo di Dio, fu errata.
La nuova è iniziata; le sue grandiose qualità: la nuova
è dallo Pneuma, che prende a veicolare dal male che si
sente a quello che non si sente.

Stiamo mettendo in fila i doni rinnovati dal visuato Paterno,
qui anticipati, alle future nuove generazioni destinati: ‘Un
battesimo cresimato Figliale cosciente rinnovato, un peccato
rinnovato, una morte fisica rinnovata, una Medicazione
rinnovata, una Eucarestia rinnovata, una Messa rinnovata’.
La Messa, sacrificio crociale Corpo dissanguato, al pane e
al vino affidato, perché mangiato faccio completa la sua
sacrificalità e susciti la mia: la ecclesiale. Con la mia sacrificalità
di libera scelta, vado riscattando la mia sacrificalità
di necessità: ed è quella fisica. Conoscenze Pneumatiche mi
guidano in questo portentoso riscatto. Satana me l’ha sottoposta
all’amore egoisticale, per farmela cordialmente odiare.
Due le abbiamo già considerate:
a) la mia vita fisica è sacrificale di necessità Paternale:
mi fa crescere il Padre metamorfosale, con la sua
vivibile moribilità.
b) La vita fisica è sacrificale di necessità Pneumaticale:
l’amore Paterno che vive è sacrificale: quando si dà
da vivere si lascia sacrificare per salvare. L’apprendo
dal suo amore morendo.
Non mi basta la mia pur sempre limitata sacrificalità di libera
scelta: anche per questo il Padre mi ha dotato di una vita
fisica sacrificale, perché vivendola con amore mi posso
dare una abbondante assoluzione alla morte cosciente dell’amore.
Ci apprestiamo ora quindi alla terza sottolineatura:
*) La vita fisica è sacrificale di necessità Profeticale. La
sacrificalità fisica è un segno al quale viene affidata una
parlata che in questi momenti è preziosissima e urgentissima.
Questo affidamento non è umano, nemmeno ecclesiale,
ma è marcatamente Pneumaticale. Il segno ha una
sua ampiezza: la mia sacrificalità fisica abbraccia la
malattia fisica, il dolore, l’agonia e la morte.
L’avviamento della morte è dato dalla malattia: che è andare
al male della morte. Da secoli questo segno ha parlato in
un modo umano errato e non solo nei secoli cristiani, ma
nei secoli biblici e nei secoli pagani. Il male fisico fu il
segno del castigo di Dio o degli dei, pronti a punire di qui
le malvagità umane. Tutt’ora parla così: l’ammalato di
grave e lunga malattia va subito a cercare le sue colpe per
confrontarle col castigo e trarne le sue conclusioni. ‘Non lo
avrò fatti tutti io i peccati, per punirmi così!’. La nuova
parlata è grandiosa proprio per le qualità del segno. Eccole:
1) È universale: non c’è una minima parte di umanità in
cui sia assente: il male fisico è in tutti.
2) È personale: il male fisico assume nell’individuo la sua
specificità e la sua personale esperienza.
3) È corporale: si distende nella mia materialità vivente,
quindi nella mia sensibilità che lo fa essere indubitato e
indubitabile.
4) È viscerale: non conosce solo la sua superficialità, ma
la sua profonda interiorità: nelle viscere.
5) Un segno in tutto similare a quell’altro male profeticale:
malattia fisica, malattia dell’amore. Vita fisica che
va al male della morte fisica, vita dell’amore che va al
male della morte dell’amore. Alla morte fisica si va per
atti successivi, alla morte dell’amore si va per atti successivi.
Tra segno e suo profeticale c’è una distanza
abissale: il male fisico lo sento, il male dell’amore non
lo sento. Una lunga traversata ci ha fatto fare lo
Pneuma: dal male che sento al male che non sento.

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